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EDILIZIA E TERRITORIO

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Efficienza energetica, facciate continue: in arrivo modifiche alle norme per progettare

Il ministero raccoglie l’allarme Unicmi sulle norme per gli involucri che comporterebbero pesanti extra costi su nuove costruzioni e ristrutturazioni.

Un extra costo sul nuovo pari a 200 euro a metro quadro, 300mila euro per una palazzina di cinque piani. E il rischio che molti progetti restino bloccati nell’impossibilità di ricevere il permesso di costruire. Unicmi, l’Unione nazionale delle industrie delle costruzioni metalliche, rinnova il suo allarme sul decreto, datato 26 giugno 2015, di «applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici». Sul punto, arrivano segnali di apertura dal Mise, che starebbe preparando una revisione del famigerato coefficiente H’t.
La questione riguarda il coefficiente globale di scambio termico (H’t), per le parti di involucro vetrato. L’introduzione di questo fattore, nato con intenti ben diversi, potrebbe portare clamorose distorsioni. Il nuovo coefficiente, infatti, fissa un limite significativamente basso e difficilmente raggiungibile con i sistemi di facciate continue, anche le più avanzate, attualmente utilizzate nel settore delle costruzioni. «Anche spingendo con soluzioni tecnologiche molto avanzate non si avrebbe la certezza di rientrare nei limiti previsti dal Dm», spiegano da Unicmi. Questo comporta un aggravio di costi significativo o, in alternativa, la rinuncia a realizzare gli interventi.

Nella sostanza, la scatola degli edifici, a partire dallo scorso primo ottobre, dovrebbe presentare un rapporto tra superfici opache e superfici vetrate insostenibile per le costruzioni moderne. La stima è che le parti trasparenti non debbano superare il 15 per cento. Un dato assolutamente sballato per le moderne tecniche di progettazione: la stazione Tiburtina, per fare un esempio, ha una superficie vetrata pari all’80% del totale. Senza contare un altro problema, evidenziato da Unicmi: questo coefficiente va applicato «su nuove costruzioni o ristrutturazioni indipendentemente dalla destinazione d’uso e dalla tecnologia costruttiva adottata». Quindi, anche se residenziale e uffici hanno caratteristiche diverse, dovranno rispettare gli stessi parametri.

Applicare questo coefficiente alle ristrutturazioni, poi, vuol dire creare problemi sostanziosi in fase di progettazione, dal momento che, quando non si rispettano questi parametri su costruzioni esistenti, non è possibile chiudere finestre per avvicinarsi al rispetto delle nuove norme. Stanno, allora, cominciando a verificarsi casi di progetti messi nel congelatore perché non è possibile, in base alle norme attuali, ottenere il permesso di costruire, a causa del mancato rispetto del coefficiente.
Per rimediare a questa situazione, che rischia di minare il mercato nei prossimi anni, Unicmi nella sua ultima assemblea generale ha preparato una mozione, inviata tra gli altri al premier, Matteo Renzi e al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi e al presidente della commissione Ambiente di Montecitorio, Ermete Realacci. Chiedendo «lo stralcio dell’introduzione del coefficiente H’t» dal decreto e l’avvio «di un tavolo tecnico di confronto con il ministero dello Sviluppo economico, finalizzato ad una analisi della tematica e alla ricerca di soluzioni condivise». Il Mise si è già detto disposto a riesaminare la questione. A breve, allora, potrebbe partire la trattativa per ritoccare il coefficiente (senza cancellarlo).

A cura dell’Ufficio Comunicazione UNICMI

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